usi e costumi dell'Ogliastra

Il relativo isolamento dell’Ogliastra ha consentito che si conservasse una certa omogeneità e “resistessero” molti usi e costumi, tradizioni e tanta parte della cultura popolare. In questa sub-regione, nota per il pane di ghiande, ancora, in molti paesi, le donne fanno il pane “pistoccu”, il pane “carasau” carta da musica; ancora le tessitrici producono, con secolari telai’ i tappeti e le coperte o finissimi ricami e gli anziani lavorano la “ferula” e l’asfodelo e intrecciano i vimini per produrre cestini; ancora il vecchio frantoio lascia scorrere olio pregiato ed il Cannonau dalle botti scorre sulle mense fumanti di porcetti, agnelli, capre arrosto e di formaggio pecorino. La donna ogliastrina, che ha esercitato un ruolo importante nella società, continua a esercitarlo nella nostra tanto tormenta società in movimento e i ragazzi locali vanno ancora in giro, nelle ricorrenze importanti, per le case, a chiedere qualcosa da mangiare: "A is animas" per i defunti. Dalla vita arcaica e dura della pastoralità vengono tramandate usanze, tradizioni le più magiche e straordinarie, dai tuberi dell’erica qualcuno ancora fabbrica le pipe e le profumate bacche di mirto, sacro a Venere, spandono intorno lo spirito dell’amore e della poesia. Qualche carro tirato da possenti buoi a Jerzu, qualche “molenti”, asinello carico di fascine nei vicoli di Seui e Lanusei al tramonto, i cavalli de “su Monti” di Urzulei sembra annuncino la fine di un’epoca. Ma ancora tante sagre, launeddas, feste campestri, costumi antichi, folklore.