I materiali greci, etruschi, fenici rinvenuti in siti indigeni rimandano agli “insediamenti, documentati solo in fonti di età romana, di Olbia, al fondo di una via, di Feronia, presso le
foci del rio Posada di Sarcapos sulla riva sinistra del Flumendosa, presso lo sbocco nel Tirreno, che potrebbero aver avuto origine da "emporia" aperti ai traffici internazionali”.
“La complessità culturale del territorio appare evidentissima già in età antica”, per il contatto tra i sardi indigeni della “BARBARIA” e quello dei coloni italici (Siculenses,
patul -censes, valentini) o dei sardi integrati nella romanità delle aree costiere.
Nei “Montes Insani” (nei pressi di Capo Monte Santo) negli anni finali della II guerra punica (202 a.C.) un violento nubifragio danneggiò cinquanta quinqueremi romane e nel 394 d.C. le navi di Stilicone furono disperse e trovarono rifugio a Sulci (presso S. Lussorio – Tortolì), il “ulpicius Portus” citato da Tolomeo e ricordato da Claudiano nel IV secolo d. C. per le nobili origini puniche. In questo litolrale sono segnalati molti relitti di imbarcazioni. La documentazione epigrafica attesta, già prima della conquista romana (273 a.C., l’introduzione dell’alfabeto latino).
Il cippo di confine, dell’arteria romana “Ab Ulbia Karales”, ritrovato in ana chiesa rurale di Barisardo, contiene su un lato la scritta altic(ienses) e sull’altro lato rubr(enses),
civitates e gentes indigene ricordate da Tolomeo e riferibili alla Custodia Rubriensis dell Anonimo Ravennate.
I dati della letteratura riguardanti l’occupazione romana, allo stato attuale della ricerca, sembrano fotografare un’ urbanizzazione limitata :i villaggi,piccoli centri costieri con annessi
porti per la navigazione di cabotaggio. Gli insediamenti rurali occupavano aree tra i 5000 e i 20.000 metri quadrati, con frequente riuso di abitati e necropoli preistoriche.
La comunicazione con i grandi centri di Olbia e Karales avveniva mediante l’Orientale di tutti i tempi, che insiste su un tracciato nuragico – punico, e raggiungeva i villaggi e le zone di
estrazione mineraria dell’entroterra attraverso “diverticula” laterali. Oggetti d’importazione e produzione locale come le macine di tipo romano – pompeiano, i dolia, le anfore vinarie e
olearie indirizzano un’attività economica intensa con l’area italica – iberica – africana. La romanizzazione di tutto il territorio è pure attestata dai rinvenimenti di statuine bronzee di divinità e di monete a partire dalla fine del IV sec. A.C.
Ma l’assenza di un’organizzazione municipale si evince anche dal ritrovamento di 3 diplomi militari di peregrini, provenienti da Ilbono e Lanusei, risalenti al I e II sec. d.C., mediante i
quali gli imperat gli imperatori romani concedevano il congedo, la cittadinanza e il “conubium”.
[Carta dei Siti Archeologici]