l'archeologia in Ogliastra

Il neolitico si diffonde nell’ Isola, e anche in Ogliastra, agli inizi del VI millennio a.C., è testimoniato da siti all’aperto e officine litiche. Con la facies di Ozieri (fine IV parte del III millennio) i villaggi e le necropoli occupano la costa, le pianure, le zone collinari. Le condizioni climatiche, la fertilità dei suoli e i corsi d’acqua hanno facilitato e favorito l’alta densità demografica. Infatti abitati, aree rituali e funerarie sono ben documentati da capanne, massi con cupelle, macine, pestelli, menhir, stele figurate, petroglifi e domus de janas. La frequentazione umana prosegue senza cesure nell’eneolitico (2800 – 2000 a.C.), attestato da opere di fortificazione, e in epoca nuragica.

I nuraghi, generalmente complessi, “a tholos” , “a corridoio” e con architetture miste, vengono edificati sulla costa e nei rilievi. Villaggi, aree rituali con pozzi sacri, fonti, templi a “megaron”, tombe di giganti segnano con la loro imponenza( attenuata dalla vegetazione e dall’incuria ) tutto il territorio. La bronzistica presenta le tipologie diffuse in tutta l’isola e iconografie originali. I dati di scavi documentano i contatti dei nuragici con il mondo Egeo orientale e soprattutto con le popolazioni protovillanoviane della costa tirrenica che assorbivano prodotti di gran pregio della metallurgia sarda. I contatti commerciali e culturali sembrano essere il risultato di un consapevole potere economico che consentiva agli abitanti delle zone più interne (soprattutto nelle diverse fasi dell’età del bronzo) di inserirsi nei traffici commerciali del Mediterraneo”.